Punti chiave
- Abbiamo rivisto al ribasso la nostra previsione di default a due anni, dall’8% al 4,4%.
- Il miglioramento è riconducibile al completamento di diverse operazioni di ristrutturazione e di liability management (LME) intervenute dopo la previsione di aprile, con alcuni dei principali candidati al default che sono riemersi con maggiori margini di manovra finanziaria.
- Manteniamo inoltre un’impostazione complessivamente più costruttiva, riflettendo la riduzione dell’incertezza sui dazi e una più proattiva attività di rifinanziamento.
La nostra previsione dei tassi di default, ponderata per valore nominale, sull’high yield europeo (EHY) è migliorata al 2,1% (dal 5,1% dell’aprile 2025) per i prossimi 12 mesi e al 4,4% (dall’8%) per i prossimi 24 mesi. Escludendo gli emittenti ibridi, la previsione di default è del 2,5% a 12 mesi e del 5,3% a 24 mesi. Tale dato si confronta con un tasso di default LTM (ultimi 12 mesi) pari al 3,8% in Europa a settembre 2025, secondo S&P. A titolo di confronto, Moody’s stima un tasso cumulativo medio di insolvenza globale a lungo termine per il segmento speculative grade pari al 4,1% su 12 mesi e all’8,2% su 24 mesi.
Principali fattori alla base della nostra previsione
Il miglioramento della nostra previsione principale è riconducibile al completamento di diverse operazioni di ristrutturazione e liability management (LME) intervenute dall’ultima previsione. In particolare, SFRFP (Altice France) e INTRUM (Intrum) sono emersi con un margine finanziario migliorato. Queste due società, da sole, contribuiscono a quasi due punti percentuali del miglioramento della nostra previsione a 24 mesi. Analogamente, diversi titoli a rischio più elevato (ad esempio ARGID e KPERST) sono usciti dal nostro perimetro previsionale, con un impatto complessivo di circa un punto percentuale.
Sul mercato nel suo complesso manteniamo un’impostazione più costruttiva, riflettendo la riduzione dell’incertezza sui dazi e un’attività di rifinanziamento più proattiva. Tuttavia, abbiamo aumentato la nostra valutazione del rischio di default nei settori ciclici, con una serie di emittenti che ora scambiano a livelli di difficoltà finanziaria e avviano processi di LME.