Punti chiave
- Il rischio geopolitico a breve termine si è attenuato: un accordo più ampio o un’estensione del cessate il fuoco sembrano probabili.
- I mercati petroliferi stanno scontando una riduzione delle interruzioni dell’offerta, ma i futures sul petrolio indicano che permane un certo premio al rischio geopolitico.
- Prezzi del petrolio più bassi supportano il contesto macroeconomico, allentando le preoccupazioni su inflazione e crescita.
- I mercati azionari rimangono sostenuti da fondamentali solidi e dal continuo entusiasmo attorno all’intelligenza artificiale.
- Le prospettive sono migliorate, ma i rischi permangono.
Nel corso dell’ultima settimana, il sentiment degli investitori è migliorato mentre i mercati valutano la possibilità di un’ulteriore de-escalation tra Stati Uniti e Iran, che si tratti di un accordo più ampio o di un’estensione del cessate il fuoco. Questo cambiamento di tono si è riflesso in modo più evidente nel prezzo del petrolio: il Brent è sceso di circa l’11% la scorsa settimana e di quasi il 19% nel mese di maggio, attestandosi recentemente intorno ai 93 dollari al barile. I prezzi dei futures indicano che permane un certo premio al rischio geopolitico, con i contratti di dicembre 2026 intorno agli 85 dollari al barile e i contratti di dicembre 2027 più vicini ai 77. Ciononostante, il ribasso indica che i mercati stanno attribuendo un peso maggiore a uno scenario in cui i rischi immediati all’offerta iniziano a ridursi.
Questo è rilevante per i mercati in generale in quanto prezzi del petrolio più bassi riducono il rischio che il conflitto comporta sull’inflazione o sulle aspettative di crescita. I mercati azionari, sostenuti da utili solidi e dal continuo entusiasmo attorno agli investimenti legati all’IA, sembrano scontare uno scenario in cui le turbolenze si rivelano gestibili e l’attività economica rimane relativamente stabile. Allo stesso tempo, tuttavia, i prezzi del petrolio sono ancora ben al di sopra dei livelli che molti investitori si aspettavano all’inizio dell’anno, quando le aspettative di un’offerta ampia puntavano a un range di negoziazione più basso. Inoltre, rimangono in atto anche problemi strutturali di lungo termine, tra cui le continue sfide della transizione energetica e un sollievo solo parziale dalle recenti riduzioni delle scorte.
Attualmente, i mercati sembrano disposti a guardare oltre la volatilità delle notizie a breve termine, riflettendo la convinzione che entrambe le parti siano orientate verso un quadro più duraturo. Il recente calo dei prezzi del petrolio è coerente con questa interpretazione, ma la situazione rimane incerta e il percorso verso una risoluzione duratura difficilmente sarà lineare. Se i negoziati dovessero arrestarsi o non riuscire a produrre un risultato più duraturo nei prossimi mesi, le preoccupazioni sull’offerta potrebbero riemergere e reintrodurre pressioni sui mercati energetici. Nel complesso, il contesto a breve termine è migliorato, ma rimane opportuno aspettarsi ulteriore volatilità man mano che la situazione evolve.